“Il mondo funziona a cicli, due volte ogni secolo l'oceano ci ricorda quanto siamo veramente piccoli. Una tempesta invernale arriva dall'Antartico spazzando il Pacifico, e spinge onde enormi su verso Nord per 2000 Miglia, e quando arrivano a Bert Beach diventano le onde piu' grosse che si siano mai viste, e io sarò là.”
Gli occhi di Salvatore erano incastonati nel casco nero e striato di rosso, appena più su della mummifica sciarpa grigia in cui si era avvolto prima di partire.
A fatica, il suo sguardo riusciva ad affacciarsi sul bavaglio e, tutte le volte, sembrava che quei paesaggi si intersecassero ai vividi ricordi.
Non fu così il 16 marzo.
Quella mattina, infatti, ogni pensiero fiondato al cielo si ripiegava morbosamente, nonostante i tentativi di deviazione, sulla conversazione avuta con Giulia la notte precedente: era stata irremovibile.
Come le altre volte...
Salvo, ormai, aveva speso i suoi buoni fiducia e tutti male.
Impegno e serietà, presenza fisica e mentale, questa la base d'asta, per Giulia.
Mancuso, tuttavia, traduceva dette esigenze in un'offerta di lavoro subordinato a tempo indeterminato con ottima retribuzione, benefits, un distinto ufficio, personale di servizio competente.
Improponibile.
Salvo, per indole e diletto, si era tuffato nella carriera di libero professionista affascinato, in particolar modo, dal termine "libero" del suddetto binomio e senza aggiunte di sorta. "Libero", nella possibilità di scegliere e organizzare mete e obiettivi senza dover sottostare a schemi rigidi e precostituiti, "libero" di assecondare le necessità della curiosità.
Giulia considerava queste caratteristiche come elucubrazioni di un adolescente bello cresciutello il quale si ostinava a giocare all'investigatore privato alla maniera del tenente Colombo.
Quando si usciva con gli amici, veniva puntualmente fuori la storia, romanzata, di Salvo al Concorso di Commissario di Polizia; si trattava di un simpatico aneddoto attraverso cui potersi prendere beffa del Mancuso facendo leva sull'ilarità che la narrazione, arricchita sempre di nuovi particolari, suscitava nei presenti.
Dopo aver superato gli scritti di Palermo, Salvo si recò a Roma per la prova successiva, i test fisici; l'esame, in quanto tale, nascondeva insidie e difficoltà, ma Salvo era cosciente di poterlo superare, fiducioso delle sue provate e riconosciute doti atletiche.
Il giovane Mancuso, eroicamente, la mattina del 21 novembre del 2004, piuttosto che presentarsi al Villaggio Olimpico, ove furono espletati i testi fisici dei concorrenti, optò, con decisione appassionata ed univoca, per una visita approfondita alla Galleria Doria Pamphilj e annesso concerto da camera. Indimenticabile.
Giulia non era mai stata sfiorata dall'idea che questo preciso episodio fosse più loquace della sua urlata carica comica.
Rideva, ingenua e convinta, di un'assurda testardaggine, di uno spazio irrazionale ed informe entro cui Salvo pareva serrarsi per sfuggire alle vere responsabilità della vita.
Il giovane Mancuso, dal canto suo, andava fiero di una scelta fondamentale, mai rinnegata, anche in quei periodi in cui il lavoro era stato scarso e zoppicante.
"La linea sottile che distingue il genio dalla follia si chiama successo e tu cammini ddassupra " gli ripeteva lo zio Giovanni quando lo incontrava il sabato mattina davanti allo studio.
Salvo non condivideva questo modo di misurare decisioni, mete e la vita insomma; si perdevano, a suo modo di vedere, viaggio e tensioni. Eppure, vanitoso, si compiaceva, nonostante la diversità di vedute, d'esser considerato un equilibrista su una linea sospesa, qualunque essa fosse.
"Mi spiace, ma l'hai voluto tu! ADDIO!", queste le ultime parole di Giulia
Lo aveva rimproverato a lungo, aveva criticato aspramente il suo modo sciolto e libertino, d'affrontare la vita.
Salvo era cosciente della sua dimensione caratteriale e dell'insormontabile ostacolo che essa avrebbe costituito per la loro relazione, ma, ormai, il condizionale non era più appropriato visto l'epilogo, l'ennesimo, della notte appena trascorsa.
Tra le mattiniere riflessioni, per la verità, luccicava, nemmeno troppo flebile, l'ipotesi che Giulia, semplicemente, non fosse abbastanza per se stesso, e che, magari, un'altra creatura lo avrebbe, se non distratto dalla professione, attratto a sé, ad una vita insieme, secondo i canoni ordinari, come era già accaduto una volta.
Quel giorno, però, Salvo rimuginò rombante e indispettito all'aut aut postogli poche ore prima.
Spense il motore, sciolse il casco e controllò nello specchietto della moto il nodo della cravatta.
"O cambi o niente" bisbigliò Salvo facendo il verso a Giulia.
"Niente, cara Giulia, niente" e puntò dritto al Tribunale.
Ho già scritto tutto, si tratta di tirarlo fuori in modo da non fare troppo rumore, in modo che io possa accettarlo.
Ho la consapevolezza, ormai, che la mia vita, purtroppo, si divide in capitoli della durata di 3 anni: sono riuscito a farlo ancora, per l'ennesima volta. Tra qualche giorno lascerò la mia amata bottega. Mi si stringe il cuore a chiuderle la porta per l'ultima volta.
Ne aprirò, è vero, un'altra nuova, lucida, più grande, più pesante e lo farò perché questo sono io, perché non mi risparmio e non mi accontento, perché io non so stare quieto.
Perché sono passati 3 anni e pare io abbia sempre la "crisi del terzo", qualunque sia la cosa, il rapporto, la persona con cui io abbia a che fare.
Ho capito questo e tre o quattro altre cosette che puntualmente dimenticherò o accantonerò non appena mi troverò ancora una volta all'imbarco, pronto al decollo verso la nuova destinazione.
Siamo a fine maggio 2012, a metà dell'anno, e io ho già lasciato le indimenticabili terre di lei, la mia bottega e le innumerevoli emozioni che non proverò mai, perché l'ho scelto.
Forse è quel tormento che mi consuma da sempre oppure sarà la solita immaturità di cui sono fiero o semplicemente quella perenne attrazione per le sfide, per le nuove scintillanti mete.
Non so e probabilmente non lo capirò mai.
Quel che adesso conosco è la sofferenza, si. Mi si spezza il cuore per ogni momento che non avrò, per tutte le parole già dette, per ciascuna delle tensioni che ho seguito sempre innamorato.
Sebbene in questo istante non abbia chiaro a sufficienza il quadro di ciò che mi renderà felice e che gratificherà i miei giorni fino a rassicurarmi di aver fatto il mio, ho la certezza che questo quadro si materializzerà quasi per magia. So che troverò diversi scenari e che altri sorgeranno sulle fondamenta che adesso, nostalgico, getto.... con fede, la mia, in me.
Tra i tuoi occhi e me, butto giù la torre,
e potrò finalmente dedicarmi al cielo.
Anche oggi arrossisce per le amate Stelle,
giungono silenti, emozionate ancora una volta.
Tra poco gli invidiati amanti s'aggroviglieranno
in penombra, nel loro eterno primo bacio,
nella passione vermigliante i tramonti.
Il vento chiede tempo, io ora ne ho tanto.
(ore 00.14)
Un soffio di vento, un attimo di sorriso, è autunno,
lambisce i miei faticosi ricci, sfarfallano allegri
e intanto cresce forte questo giovane addio,
s'abboccola qui, sul capo, da qualche parte.
E' vigoroso abbastanza da farsi largo tra gli altri.
Non li metterò in ordine neanche questa volta,
in fondo sono pezzi di vita arrotolati,
liberi, da sciogliere ogni tanto, da rileggere.
Hanno la forma che devono, che possono,
niente li pettinerà, è tumulto e memoria,
sono loro e sono me.
(ore 00.51)
Il dolore non va via, neanche un po'
e io dondolo le gambe, infantile,
in attesa di niente, senza pace.
E' un male gentile, mi vuol bene,
si maschera a sogno
per illudermi dell'invincibile
per sorprendermi con la verità.
(ore 01.35)
Ho sospeso i desideri per questa lunga notte,
il vento li confonde con le sue storie a lieto fine,
ma all'alba si poseranno sui fondali del passato.
(ore 01.44)
Vento di febbraio mi punta da nord,
riesce a tremarmi, solo lui.
Non crolleremo ancora per due minuti,
ho perso i tuoi occhi, imprendibili,
non s'attorciglieranno più ai miei,
nessun eterno tra noi, se non nel vento.
(ore 02.49)
M'investirai d'aria, semplice come te,
ti sentirò in ogni corrente, lenta o potente,
come in questo momento.
Le parole mi difenderanno a mitigare la tormenta
o, solo, mi ripareranno dal freddo, il tuo.
Tornerò qui da ogni parte del mondo
a mordere le colpe, a rigurgitare rimpianti,
per insicurezza e per amore
e troverò sempre miraggio nella tua grazia.
La rosa abbandonata,
perduta nella neve di febbraio.
(ore 03.50)