Spesso, nel vedere un film, ne intuisco il finale.
Con te non ho capito neanche chi fossero i protagonisti,
figuriamoci la trama.
Mi alzo, ora.
Lascio un romantico quarto d'ora e vado a mangiare un panino.
Va tutto bene.
“Il mondo funziona a cicli, due volte ogni secolo l'oceano ci ricorda quanto siamo veramente piccoli. Una tempesta invernale arriva dall'Antartico spazzando il Pacifico, e spinge onde enormi su verso Nord per 2000 Miglia, e quando arrivano a Bert Beach diventano le onde piu' grosse che si siano mai viste, e io sarò là.”
E' passato un po' di tempo, non troppo forse, ho provato a scrivere almeno cento volte, giuro, ma, ogni volta, ho cancellato per non lasciare traccia: mancava sempre qualcosa, un dettaglio, l'armonia, e, tutt'al più, la delusione.
Colpa dell'inchiostro apatico o, magari, della matematica.
In questi anni, ho stretto gli spazi, fino a stritolarmi, infiammato com'ero, dalle mie belle speranze.
Scrivevo e scrivevo, senza rotta, cercando di ricalcare le graziose linee disegnate da lei, ma perdevo dannatamente la mia matematica.
Giorno dopo giorno, senza accorgermene, finché - non so bene dire il momento preciso - la scienziata prese le sue cose e, senza voltarsi, andò via col primo treno.
Stentavo a crederci.
Rimasi con pochi numeri, ma non ci demmo per vinti, ci rialzammo fieramente, coscienti di quel che avremmo potuto essere e fare.
E fu così che, con tanti sacrifici, riuscimmo a strappare a noi la notte perfetta.
Occhi lucidi e cuore caldo, nel vestito migliore: ero io, proprio lì, nell'esatta posizione per cui avevo lottato. Non avrei dovuto plagiare nessuna penna questa volta, libero e forte dei miei numeri.
Le stelle cadevano follemente, illudevano di desideri e foraggiavano gli intenti.
Mi spinsi invincibile a lei, le offersi l'empireo e le mie correnti.
Dopo qualche istante presi intimamente le sue mani e feci per portarle al mio petto.
Ma non erano stelle quella notte, si trattava di percezione sensoriale, di scie meteoriche, di pezzetti incandescenti di astri già passati, di frantumi, insomma. Del resto, non avevo più matematica, nessuna operazione sarebbe stata possibile.
Lei seguì le stelle, io i frammenti arsi.
E la notte era perfetta.

"Abbi cura dei tuoi ricordi, perché non puoi viverli di nuovo. Ricordati quando sarai fuori nel mondo, cercando di guarire gli inferni, che devi sempre perdonarli prima."
C'era una finestra a cui innamorarmi,non tratteggiavo viali né sensi vietatiper cercare intersezioni di cuore,nella disperata fortuna di lei.La pioggia, toh, serrò i battentiperché non scovassi altrosulle onde d'orate di frumentoe nei riflessi vermigli di terra.Un palmo d'ostro, ora, dirada il nubasco,e la tempesta allevia in pozzanghere,da qui riluce un cenno di libertà,mi sbalza in un uomo imprevisto,e mai concede proficui rancori.Non mento alle tenerezze di cuore,mi muovevano di sensi,ma non formicolano più,galleggiano sui ricordi di pioggia,imbevute di violette e peonie.Posso giocare sulle ferite adesso,languono lucide senza dolere,incise di me, infette di tecome una donna appena,soffusa nell'anima.
Ho composto pensieri nuovi,li arrangio per i miei archetti,e quando è notte di filarmonicali eseguo compiaciutonell'anfiteatro di nuvoleche nessuno vuol ammirare.
Che esci alle 11 di sera da lavoro e sai di frittura d'arzigogoli, che boccheggi dopo 12 ore d'aria artificiale quasi soffocato da parole strumentate, che i passi si reggono appena, ancora nauseati dal fiato di ogni cane che ha abbaiato o che ti ha trascinato dalla sua per soldi o per amore di farla pagare al proprio fratello.Che domandi, serio, alle macchine parcheggiate se hanno trovato strade nuove, almeno una, che una birra brilla nella bocca allegra come, qualche tempo fa, biglie trovatelle scoppiettavano tra le sue mani veloci.Che in mezzo a tutte le stronzate tirate fuori con gli amici, ne senti una che ti fionda due anni luce indietro, che se anche non vuoi, ritorni alle sonore lotte di schiaffi che portavano sempre, prima o poi, alle sue labbra, a non finire.Che ti aspetti di incontrarla, così, subito, senza un cazzo di ragione, senza dover chiedere scusa di nuovo, che inebetisci all'idea ubriaca di tirarla a te tutta la notte per tutta la vita, che quasi ringrazi il cielo per sto film a lieto fine che si ripete puntualmente da non sai più quanto tempo.Che il cielo è avido e non ha mai voglia di renderti i desideri che hai attaccato alle sue stelle ladre.Che quando la porta chiude fuori il mondo, in fin dei conti, non c'è nulla di cui ti freghi realmente, ché il dubbio di lei ti aspetta già a casa, sul divano, con le gambe all'indiana, sotto il plaid di lana scozzese, con quegli occhialini sul naso, cosi sexy che ci fai l'amore di nuovo.