domenica 19 febbraio 2012

La mia parentesi






Alla sera, quando mi ritiro dal lavoro, qualunque sia l'ora, è sempre un silenzio ad attendermi sulla soglia; mi accoglie avvolgente, ma sommesso ed io, di buon grado, mi sto abituando anche a quel suo sguardo introspettivo che in passato mi turbava.
Mi è familiare ogni sua movenza, ormai: rilassante nell'allentarmi la cravatta, formidabile nell'imbrunire i pensieri del dovere, ancora troppo accesi al mio rientro.
Tolgo la giacca e sbottono i polsini della camicia mentre mi guardo attorno a catturare un rumore, un segno umano, ma nulla. E' tutto esattamente come ho lasciato il 13 ottobre di qualche anno fa.
Non mi perdo d'animo e, a fugare ogni dubbio, mi accerto, senza dar troppo nell'occhio, che non vi siano altri ospiti in casa: mi spingo, in penombra, per le stanze che si susseguono soffermandomi solo sulle mie domande.
Ti ritrovo elettrica nei colori della tua cucina, insopportabile nei baci rossi che mi stampavi prima di uscire, sexy dietro alle montagne di libri che dovevo scalare per farti mia.
Ti cerco fino a rassicurarmi della tua assenza perché io sia solo silenzio.

Mi chiudo al fratino ed alle sue certezze di legno, robuste abbastanza per le mie speranze: ho preso posto e, quasi quasi, son pronto per scrivere storie di me misurate con l'inchiostro e pesate con la smorfia.
Pochi minuti di meditazione in cui mi raccolgo, libero da tutto.
In questo tempo finito piove sempre oltre quel vetro: gocce sospese, tremano istantanee a solleticare i rimorsi che avrei, ad ingolosirmi di una possibilità che non mi attrae.
Il battito di palpebre si tramuta in un inesorabile lancettare di immagini che mi conclude, ora e in tutti i momenti in cui non voglio evitare la tua mancanza.
"Se nella vita riuscissi a tenere i tempi che nelle arti, per dono, mi riescono esatti,  forse non avrei perso il tuo di tempo e sarei stato quello che desideravi, forse.", cosi ti scrissi dopo che andasti via, mentre sorridevi della nuova stagione e molto prima che tu volessi indietro i miei tempi.

A malapena mi sostengo, ma ora ci sono! Posso accendere "le luci della ribalta", chiamare dal pc, parlare alla tv, applaudire la musica, tentare ancora l'ultima sterzata, probabilmente sempre fuori tempo.





2 commenti:

sabrina ancarola ha detto...

ed io che ti dipingevo come un asceta! :D

Farnetico ha detto...

Frate Farnetico da Baskerville al Vs servizio ;)

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